Nel Salone degli Affreschi della Società Umanitaria si è svolto l’incontro dedicato al tema della Tregua Olimpica, promosso dalla SSML per Mediatori Linguistici “P.M. Loria” della Società Umanitaria. Alla presenza di numerosi studenti, la conferenza ha offerto un’occasione di riflessione sul valore dello sport come linguaggio universale capace di promuovere la pace e il dialogo tra i popoli, in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026.
Introdotto dal professor Daniele Gallo, Direttore didattico di UniUma, e arricchito dall’intervento di Roberto Daneo, Strategy & Planning Senior Advisor Milano Cortina 2026 e referente per il Programma della Tregua Olimpica, l’incontro ha proposto un confronto sul significato attuale della Tregua Olimpica, antica tradizione di sospensione delle ostilità durante i Giochi, come simbolo di riconciliazione e di cooperazione tra culture. L’evento si è svolto nell’ambito del programma educativo Gen26 della Fondazione Milano Cortina 2026, dedicato alla diffusione dei valori Olimpici e Paralimpici tra le nuove generazioni.
Come ha evidenziato il professor Gallo, il tema si lega strettamente alla missione formativa dell’Università, che riconosce nella mediazione culturale uno strumento fondamentale per costruire ponti di comprensione e convivenza, dentro e fuori i grandi eventi internazionali.
Roberto Daneo ha ricordato che la Tregua Olimpica (Ekecheiria), istituita nell’antica Grecia nell’VIII secolo a.C. come cessazione delle ostilità tra le città-stato durante i Giochi di Olimpia, rappresentava un riconoscimento del valore della pace come condizione necessaria per la competizione leale e l’incontro tra popoli. Ripristinata in epoca moderna dal Comitato Olimpico Internazionale e sostenuta dalle Nazioni Unite, essa invita oggi tutti i Paesi a sospendere i conflitti nel periodo Olimpico, riaffermando il valore dello sport come linguaggio universale di pace.

Daneo ha sottolineato come la semplice approvazione della risoluzione sulla Tregua Olimpica non sia ovviamente di per sé sufficiente a porre fine ai conflitti internazionali. Tuttavia, ha osservato che questo gesto formale rappresenti un importante segnale politico-culturale, soprattutto in un momento storico segnato da forti tensioni internazionali e guerre, come dimostrano le Olimpiadi di Pechino del 2008 e del 2022, funestate da numerose controversie e dai conflitti in corso.
Ha inoltre ricordato come l’Italia, ospitando i Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026, abbia oggi l’opportunità di esercitare un ruolo di soft power, promuovendo il dialogo tra i Paesi attraverso il linguaggio dello sport, capace di interrompere le ostilità e prevenire nuove tensioni.
Nel corso del dibattito è emersa l’importanza della figura del mediatore culturale, quale strumento indispensabile per la gestione dei conflitti non solo in scenari internazionali complessi, ma anche nella vita quotidiana. È stato ricordato come la mediazione non si limiti alla traduzione linguistica, ma implichi la capacità di comprendere e integrare approcci culturali diversi, sensibilità e modalità differenti di affrontare situazioni e problemi. Questa competenza si rivela fondamentale per individuare terreni comuni e per gestire le tensioni, anche in contesti apparentemente marginali, come una controversia di condominio. In questo stesso spirito sono stati individuati i Tedofori della Pace, giovani volontari e personalità di rilievo, tra cui premi Nobel, che incarnano l’impegno per la riconciliazione e la convivenza pacifica.
Un esempio concreto di iniziativa che unisce pace, memoria e tutela ambientale è rappresentato dal progetto “Sentieri della Pace”, che attraversa le tre Regioni delle Dolomiti, teatro di aspri combattimenti durante la Grande Guerra. L’iniziativa è finalizzata alla sensibilizzazione di cittadini e turisti, alla conservazione del territorio e al rafforzamento del legame tra pace e sostenibilità. Come è stato sottolineato, la pace non è un tema isolato, ma strettamente connesso agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite, che integrano in un unico percorso la tutela ambientale, la giustizia sociale e la promozione della pace.
Tra le iniziative presentate, è stato inoltre ricordato il “Comitato Interfedi Milano Cortina 2026”, nato per promuovere il dialogo tra culture e religioni, offrendo supporto spirituale agli atleti e un messaggio collettivo di pace in linea con i valori Olimpici.
In vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Milano Cortina 2026, è stata inoltre evidenziata la rilevanza del mediatore culturale nella gestione delle dinamiche tra atleti provenienti da Paesi in conflitto. La presenza di competizioni individuali in discipline come il pugilato, la lotta o la scherma, dove è possibile il confronto diretto tra atleti di nazioni tra loro ostili, potrebbe rendere necessaria una mediazione attenta per evitare crisi e tensioni. È stata inoltre ricordata la recente decisione di riammettere Russia e Bielorussia nel circuito Paralimpico, che potrebbe generare situazioni delicate, in particolare con l’Ucraina, tradizionalmente tra le nazioni protagoniste delle competizioni Paralimpiche.
In conclusione, Daneo ha sottolineato come l’adozione all’unanimità della risoluzione sulla Tregua Olimpica rappresenterebbe un segnale forte di volontà politica, un gesto simbolico in grado di favorire un clima di dialogo e riconciliazione tra le nazioni partecipanti ai Giochi di Milano Cortina 2026. Attraverso questo e altri progetti, come “I Sentieri della Pace”, lo sport si conferma non solo come competizione, ma come strumento di costruzione di un futuro più pacifico e sostenibile.
Il messaggio finale della conferenza è chiaro: la pace si costruisce attraverso l’ascolto, la mediazione e la cooperazione, e il mondo dello sport, con le sue iniziative e i suoi volontari, può contribuire in modo decisivo a questo percorso.




