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UNIUMA – S.S.M.L. ad ordinamento universitario “P.M. Loria”

Nella seguente riflessione, UNIUMA invita a riscoprire l’ascolto come verbo fondamentale della relazione e della mediazione. In una società che confonde e distrae, fermarsi a sentire se stessi e l’altro diventa atto di consapevolezza e responsabilità. Come scritto più volte nei Vangeli – “chi ha orecchi per ascoltare ascolti” – solo dall’ascolto autentico nasce la possibilità di comprendere davvero il prossimo e orientare con maggiore umanità le nostre scelte.

Nonostante tutto io spero ancora che l’uomo sia meglio di quello che sembra nel leggere i giornali o nell’ascoltare i notiziari, dai quali rimbalzano continuamente segnali di disperazione, vicini e lontani. Nonostante tutto io credo che il singolo sia meglio del gruppo e la persona, nella sua dimensione più intima, più sensibile della massa. Solo, non siamo più abituati a fermarci e ad ascoltare il ritmo del nostro cuore, il fruscìo della nostra coscienza che forse non ci impedirebbe di sbagliare ma che, almeno, non ci farebbe godere l’errore in pace e ci spingerebbe a correggerci. Viviamo in una società che ci confonde con le urla, che ci disorienta con un compulsivo consumo e con un apparente e illusorio benessere, rendendoci griffati ma volgari, lucidi ma senza sostanza, grassi ma vuoti. E, soprattutto, ci impedisce di crescere, chiusi da meccanismi esteriori e schiacciati da ottusi condizionamenti sociali. Al contrario avremmo bisogno di ascoltare e scovare così il nostro slancio interiore che, favorendo l’evoluzione della nostra coscienza, migliorerebbe dapprima noi stessi e poi gli altri. Come intuì il filosofo francese Henri Bergson l’esistenza dell’uomo non deve essere statica, in posizione di supina consumazione, ma deve modificarsi continuamente, confrontarsi, mettersi in discussione e progredire. Attraverso questo cambiamento si concretizza così il processo di maturazione dell’uomo che passa dalla superficialità e dalle semplificazioni a un più elevato grado di consapevolezza e di reinvenzione di sé. Solo così può comprendere un po’ meglio quello che è bene e quello che è male, capire se una cosa è giusta o sbagliata e se, quindi, può condividerne il valore anche con la sua sensibilità. Senza una sosta con la propria libertà di coscienza non si può godere appieno nemmeno quella esteriore: ascoltiamo, armonizziamoci con le prospettive degli altri. E sbaglieremmo un po’ meno.

Daniele Gallo, Direttore didattico SSML “P.M. Loria”