Come il sicomòro coltivato dal profeta Amos, simbolo di una vita semplice e operosa ma anche di frutti abbondanti privi di sapore, così la nostra società appare oggi ricca di possibilità e insieme segnata da un crescente vuoto interiore. Ansia, fragilità emotive e senso di smarrimento attraversano soprattutto le nuove generazioni, in un tempo in cui il benessere materiale non coincide più con quello umano e spirituale. A introdurre questa riflessione è l’“Allegoria sacra” di Giovanni Bellini, scelta come immagine d’apertura dell’articolo: un’opera sospesa tra mistero e contemplazione, capace di evocare il bisogno profondo di silenzio, armonia e ricerca di senso. In questo approfondimento Uniuma invita a interrogarsi sul valore di un’educazione che non formi soltanto la mente, ma sappia anche accompagnare l’anima, coltivando la dimensione interiore come risposta alle fragilità del presente.
Ai piedi del sicomòro
Recenti studi dimostrano che nel mondo occidentale in generale e in Italia in particolare è in aumento il numero delle persone in cura per disagi psichici più o meno gravi. Soprattutto la depressione fa registrare un’accelerazione che lascia sgomenti. Una depressione spiegabile con il Covid, le crisi internazionali, la contrazione economica, un futuro che fa sempre più paura e un crescente senso di disadattamento alla realtà.
L’analisi della banca dati Pharma Data Factory (PDF) che con il 95% di farmacie monitorate consente una rilevazione dei consumi reali di medicinali in Italia, evidenzia dati allarmanti: nell’ultimo anno mobile (novembre 2023-ottobre 2024) risultano 49 milioni le confezioni vendute con una crescita rispetto allo stesso periodo del 2023, del +3,2.
E sono soprattutto le fasce più giovani quelle dove si registrano aumenti delle vendite, pari a circa il 10% in più in un anno. Il ricorso massiccio al sostegno farmacologico nasconde un’allarmante impalpabilità di soluzioni alternative. Siamo diventati bravissimi nel curare con la chimica, ma non riusciamo più a capire le origini di un disagio crescente; disponiamo ormai di molti scenari terapeutici, ma siamo confusi sulla prevenzione del “malessere invisibile” proprio in un momento in cui si è abbassata la soglia di sopportazione del dolore, anche quello esistenziale. In un momento in cui la nostra immagine di vincenti, allontanandosi dallo stereotipo pubblicitario, non può permettersi nemmeno un velo di malinconia, un attimo di tristezza, un momentaneo richiudersi in sé stessi. Abbiamo molto e godiamo poco. Affiora alla mente l’immagine biblica del sicomòro (Amos 7, 14), albero che produce moltissimi frutti, ma che non hanno alcun sapore.
Genitori e docenti devono moltiplicare gli sforzi per favorire sempre di più il raggiungimento di un benessere psicologico a chi fatica a raggiungerlo e, soprattutto, chi è chiamato a formare ed educare, deve avviare, parallelamente allo sforzo didattico, un impegno umano diretto più all’anima che alla mente.Daniele Gallo, Direttore didattico SSML “P.M. Loria”



